Voci di protesta, preoccupazione tra i commercianti di Arezzo: “Il malcontento c’è, ma no alla violenza”

Ad Arezzo si invoca la protesta di piazza, pacifica e non solo. Tra le chat di vari gruppi social sono iniziati a circolare messaggi che invitano a prendere parte alle manifestazioni per domani, sabato 24 ottobre. I toni di alcuni appelli sono tutt’altro che rassicuranti. In un post si arriva a evocare una “guerra civile” ad Arezzo, con l’invito di coinvolgere più persone possibili, scendere in piazza con bandiere e la richiesta di suggerimenti sul luogo in cui organizzare la protesta. Accanto a questi messaggi, tuttavia, si trovano anche numerosi richiami a una mobilitazione pacifica, sostenuta da chi denuncia le difficoltà legate al carovita e al caro carburante.

Il contrasto è evidente anche nell’immagine che accompagna il post: generata con l’intelligenza artificiale, mostra un presidio davanti al Duomo di Arezzo con bandiere e striscioni, in un clima pacifico. Due scenari diversi, che restituiscono le diverse sfumature di una protesta ancora tutta da definire. Inviti a scendere in piazza erano stati divulgati anche per il 17 ottobre, e, altri ancora, si legge sui social, per il prossimo 1 novembre.

La preoccupazione dei commercianti

Dopo i disordini della scorsa settimana a Milano, il timore è che fatti del genere possano ripetersi anche in una città come Arezzo. Negozi danneggiati, strade bloccate e attività costrette a fare i conti con perdite economiche. Tra i commercianti, inizia a serpeggiare la preoccupazione sull’onda di questi messaggi, ma per adesso prevale la prudenza.

“La preoccupazione c’è, la violenza va condannata sempre”. È il sentimento che emerge parlando con Antonio Franzese, all’Albatros Magazine di via Crispi. “Le proteste avvenute in Italia e anche in altri Paesi europei, impongono una riflessione che sta attraversando una parte della società in questo momento. Il costo della vita continua a pesare sui bilanci delle famiglie e sulle attività commerciali. I piccoli esercenti devono fare i conti con consumi in rallentamento e difficoltà crescenti. Un malcontento che, se non trova risposte, rischia di essere sfruttato anche da frange intenzionate a cavalcare la protesta per alimentare tensioni”.

Sono in molti a considerare comprensibile il disagio e la possibilità di scendere in piazza non viene esclusa, purché la mobilitazione rimanga entro i confini della protesta pacifica. C’è chi, poi, va sul concreto, e pensa ai danni incommensurabili che una violenza come avvenuta a Milano provocherebbe agli esercizi della zona: “Il rischio è di essere messi in ginocchio”. A parlare sono Sara Carboni e Roberto Manni di civico 149. “Di fronte all’eventualità di disordini, la sensazione è quella di poter fare ben poco per difendere la propria attività. La paura è che un’escalation possa compromettere il lavoro di anni, mettendo in difficoltà imprese già provate dalla situazione economica”. Ma c’è anche chi sminuisce e parla di provocazione.

Attive le forze dell’ordine che stanno monitorando i social e le piattaforme in cui i messaggi per l’organizzazione delle proteste vengono divulgati. Domani sono attese manifestazioni a Roma che a Firenze. Una giornata che si prospetta carica di tensioni.