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La lezione dei vaccini e del Greenpass. Il «terzo tempo» della scuola nella pandemia

Mentre il mondo della scuola si interroga su come far fronte ai controlli dei greenpass, si sta per aprire il nuovo anno quello che porterà migliaia di studenti dietro i banchi anche in Valdichiana. Gli obiettivi del Governo e delle istituzioni locali ricalca quello della stagione 2020-21: lezioni in presenza e sicurezza del tracciamento. Ci affacciamo a questa nuova avventura con un’arma in più contro il Covid19, ovvero i vaccini. Il 70 per cento delle persone con più di 12 anni è stato protetto e quindi ha probabilità inferiori di sviluppare forme gravi della malattia, ma ancora non è stataraggiunta l’immunità di gregge, quella condizione che impedisce al virus di circolare. Anche nei prossimi mesi il Sars Cov2 condizionerà le nostre vite e le nostre libertà, ma possiamo guardare al futuro con un po’ più di ottimismo anche se non mancano preoccupazioni in particolare quelle relative alle varianti del virus.

E’ naturale che la pandemia si farà sentire nella popolazione non vaccinata, in quegli ambienti dove non si utilizzano i dispositivi di protezione. A guardare lo stato delle cose è ovvio che il virus potrà circolare più facilmente fra i più giovani e quindi nei bambini delle scuole dell’infanzia dove non si usano mascherine e purtroppo circolerà anche in quei nuclei familiari dove ci sono persone, anche adulte, che non si sono vaccinate.

Le conseguenze saranno sensibili anche per le scuole perché, giova ricordarlo, sono gli unici ambienti dove avviene il tracciamento. Nei mesi scorsi lo abbiamo capito, mentre è accaduto raramente che luoghi di lavoro siano stati chiusi per casi di contagio, è stata cronaca quotidiana invece quella del ricorso alla chiusura di classi o di interi plessi in caso di positività di alunni o prof. La scuola, dopo il sistema sanitario, è stata l’istituzione che ha pagato il conto più caro alla pandemia e lo ha fatto limitando il diritto all’istruzione.

Una volta superato il dilemma dei controlli per il greenpass, che riguardano solo il personale scolastico, occorrerà monitorare l’andamento della pandemia. Le regole sin qui adottate potrebbero diventare un problema se il tasso di ospedalizzazione, come ci auguriamo, rimarrà basso anche a fronte di una crescita dei contagi. È già il momento di farsi una domanda: è giusto limitare il diritto allo studio e quindi la didattica in presenza, se il Covid19 non aggredirà i nostri ospedali? Se quella che si apre, grazie ai vaccini e alle mascherine, sarà una stagione diversa della lotta alla pandemia, sarà ancora il caso di utilizzare le vecchie regole e quindi procedere a limitazioni della didattica in presenza o alla chiusura delle scuole anche a fronte di episodi di contagio? È questa la principale sfida che abbiamo di fronte, nella speranza che nuove varianti del virus vengano arginate dai vaccini. Se un prof diventa positivo al Covid19 andranno lo stesso in dad tutte le classi dove questo prof insegna? Se la stessa cosa dovesse accadere ad un alunno, anche tutti i compagni dovranno restare a casa? La sfida del Covid19 sarà vinta negli ospedali, ma sarà vinta anche nella scuola dove le conseguenze della pandemia sono state gravi e dove, nonostante una certa interpretazione allegra sulla didattica a distanza, alla fine si è capito che non c’è istruzione senza socialità.

Ultima annotazione è quella per il trasporto scolastico e per i bus, i mezzi restano limitati, il distanziamento è difficile, inutile tornare a parlare di scaglionamenti orari e di moltiplicazioni degli autobus. Va apprezzata la linea realistica del presidente della Regione Toscana che al commissario Francesco Figliuolo ha chiesto mascherine Ffp2 per tutti gli utenti dei bus.

Massimo Pucci