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Ampliamento San Zeno, parla l’epidemiologo Claudio Clini: «nessuna rischio per la salute». Aisa Impianti puntualizza

Questa Società, a seguito dei numerosi commenti apparsi in questi giorni sulla decisione della Giunta Regionale di autorizzare la realizzazione del progetto di ampliamento dell’impianto di recupero integrale rifiuti di San Zeno (di seguito definito per brevità anche progetto di implementazione), alcuni dei quali contenenti imprecisioni ed informazioni incomplete o errate, per il rispetto dei cittadini e del loro diritto ad una corretta informazione, oltre che a difesa della propria attività, puntualizza le seguenti informazioni, già ampiamente divulgate in varie occasioni nonché contenute nella documentazione a corredo del progetto di implementazione, trasmessa alla Regione Toscana e pubblicata sul suo sito istituzionale.
1) Il Progetto ha lo scopo di rispondere alle sole necessità della Provincia di Arezzo: nel 2018 i rifiuti prodotti dal territorio provinciale sono stati 197.230 tonnellate (dati ARRR), la nuova autorizzazione prevede di poter riciclare e recuperare un massimo di 193.200 tonnellate annue. In altri termini l’implementazione, approvata in assemblea da tutti i soci pubblici della Società, ha l’obiettivo di rendere autosufficiente tutta la Provincia, azzerare i costi ambientali ed economici del trasporto, garantire nessun costo aggiuntivo per la collettività locale. Oggi infatti, considerato che l’attuale Impianto di San Zeno ricicla e recupera 100 mila tonnellate annue, le restanti 90-100mila di rifiuti “aretini” sono trasportate fuori provincia o in discarica, a volte fuori regione o all’estero, destinate anche ad inceneritori, sotto forma di flussi primari (cioè appena raccolti) o secondari (derivanti dalla lavorazione dei primari);
2) Oggi Aisa Impianti ha una linea di recupero energetico che processa il 46% del totale in ingresso (46mila su 100mila tonnellate annue di rifiuti in ingresso) mentre con l’implementazione la linea termica passerà al massimo al 38% (75 mila su 193 mila tonnellate annue di rifiuti in ingresso) e, eccetto 2mila tonnellate annue, è autorizzata a recuperare solo gli scarti degli altri reparti dell’Impianto di San Zeno. In altri termini il termovalorizzatore di San Zeno non è aperto a rifiuti provenienti da “fuori”. La Regione Toscana infatti considera la linea di termovalorizzazione di San Zeno sussidiaria esclusivamente agli altri reparti (compostaggio, fabbrica di materia, selezione meccanica), con l’obiettivo di azzerare i rifiuti secondari che altrimenti dovrebbero essere “esportati” fuori Provincia, continuando a rendere dipendente il territorio provinciale dall’impiantistica altrui. Né la Regione Toscana, né questa Società hanno mai pensato alla linea di recupero energetico di rifiuti come un polo dove far confluire i rifiuti di Firenze;
3) Le emissioni totali del termovalorizzatore di San Zeno non subiranno incrementi con la realizzazione del potenziamento, anzi, in molti casi si ridurranno, perché, prima di incrementare le quantità trattate, dovranno essere potenziati i sistemi di depurazione e filtrazione dei gas di combustione;
4) Il polo tecnologico di San Zeno non è alternativo alla raccolta differenziata, bensì sussidiario alla stessa, qualunque sia la forma di raccolta utilizzata (porta a porta, stradale, su chiamata, ecc,): il compostaggio e la fabbrica di materia servono a recuperare le raccolte differenziate rispettivamente della frazione organica e delle frazioni secche (carta, plastica, vetro, ecc.), mentre il termovalorizzatore recupera energeticamente gli scarti di questi impianti (definiti appunto rifiuti secondari) che non possono essere riciclati altrimenti e che sono una percentuale considerevole del totale raccolto in forma differenziata, in alcuni casi superiore anche al 35 %;
5) Ogni linea di trattamento costituente l’impianto integrato di San Zeno è autonoma dalle altre, cioè può tranquillamente recuperare rifiuti anche in assenza delle altre. Il fatto che siano tutte nello stesso polo produttivo, caso unico in Italia, crea economie di scala ed azzera i costi di trasferimento/trasporto dei rifiuti secondari da un reparto ad un altro (il digestato dal digestore al compostaggio, gli scarti di lavorazione dei reparti di compostaggio, fabbrica di materia e selezione al termovalorizzatore, ecc.). Pertanto è possibile potenziare ciascuno dei reparti di cui sopra senza ampliare gli altri. È quindi ammissibile ampliare il reparto di compostaggio senza realizzare il digestore, oppure realizzare la fabbrica di materia senza potenziare il termovalorizzatore. La perdita della integralità ed unicità dell’Impianto di San Zeno determinerebbe un incremento delle tariffe a carico della collettività locale perché si presenterebbero nuovi costi, oggi inesistenti, dovuti al trasporto dei rifiuti secondari ad impianti di terzi ed al trattamento degli stessi in tali impianti, non dipendenti da questa Società.


Claudio Clini ha curato il dossier sanitario presentato insieme al progetto di ampliamento del polo di San Zeno. Dopo l’ok ricevuto dalla Regione Toscana si è tornati a parlare dei possibili rischi per la salute. Aisa Impianti aveva già commissionato a Clini un’indagine sulla correlazione fra emissioni del termovalorizzatore e incidenza sui tumori attesi nei

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Tasso di positività oltre l'11 x cento, non male.

Di cui 2 da noi su 5 😔

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