Conclusa l’autopsia sul corpo di Alexandra: la giovane ha perso la vita per lacerazioni intestinali multiple

Conclusa l’autopsia, eseguita a Siena, sul corpo di Alexandra Halunga, la studentessa di 23 anni residente ad Arezzo, deceduta cinque giorni dopo un incidente stradale che sembrava essersi risolto con una frattura alla mano.

I medici legali, il professor Mario Gabbrielli e lo specialista Flaminio Benvenuti, hanno accertato che a togliere la vita ad Alexandra è stata una peritonite massiva. Questa infezione è stata provocata da lacerazioni intestinali multiple, con la conseguente e fatale fuoriuscita di liquidi fecali nell’organismo.

La notte del 27 giugno, dopo che l’auto guidata da un’amica ventenne si era ribaltata nella zona dell’outlet di Foiano della Chiana finendo contro un pilastro, Alexandra era stata trasportata all’ospedale della Fratta. I medici in quella sede l’avevano sottoposta a un’ecografia per individuare l’eventuale presenza di versamenti liquidi negli organi interni. In quel momento, però, il test era risultato negativo. Gli esperti, a questo punto, ipotizzano che le lesioni all’intestino si siano aperte solo in un secondo momento e gradualmente.

Dopo le dimissioni dalla Fratta, Alexandra era tornata a casa con un tutore alla mano destra. Nei giorni successivi, però, il quadro clinico è progressivamente peggiorato. La ragazza accusava forti dolori e la mattina del 2 luglio, la situazione è precipitata. Nonostante il tempestivo arrivo dei sanitari del 118, ogni tentativo di rianimazione è stato vano.

Il pubblico ministero Marco Dioni ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo. Al momento sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati: l’amica ventenne che si trovava alla guida la notte dell’incidente; il medico di turno al pronto soccorso della Fratta che ha visitato Alexandra; il medico di base della ragazza e il medico della guardia medica che si era recato a casa della giovane nei giorni successivi alle dimissioni per una visita domiciliare.

Secondo le prime indiscrezioni collegate all’esame autoptico, il nesso di causalità tra il sinistro stradale e il decesso appare evidente: infatti, a causare le lacerazioni fatali, sarebbe stata la forte compressione esercitata dalla cintura di sicurezza subaddominale durante l’impatto. La famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Mario Cherubini e Lido Peruzzi, ha nominato come consulente tecnico di parte per l’autopsia il dottor Giovanni Caruso. Anche i medici indagati hanno provveduto a nominare i propri consulenti legali e medici, affidandosi alla difesa degli avvocati Piero Melani Graverini e Francesca Arcangioli.

Attualmente la famiglia si accinge ad allestire la camera ardente all’obitorio, ultimo passaggio prima del definitivo trasferimento della salma in Romania, dove la ragazza riceverà la sepoltura.