Nell’ultimo Consiglio comunale il Consigliere Paolo Brandi ha presentato un’interrogazione per fare luce sulla vicenda della cavalla Bogotà, madre dei due puledrini nati recentemente presso il Centro Ippico Serristori, un caso che aveva riscosso una fortissima eco mediatica sia a livello locale che nazionale.
Di seguito la dichiarazione integrale del Consigliere Paolo Brandi:
«Nell’ultimo Consiglio comunale ho chiesto al Sindaco quale fosse il destino di Bogotà, la cavalla madre dei due puledrini Cosimo e Jole, nati al Centro Ippico Serristori. La mia domanda non era un atto formale, ma il bisogno di dare un seguito a una storia che aveva riempito le cronache. Quella nascita era stata dipinta come un miracolo della natura, una favola rimbalzata sui giornali e sulle testate nazionali.
Oggi, purtroppo, la realtà si riprende il suo spazio: Bogotà è morta per le complicanze di quel parto. Il Comune non ha colpe in questa vicenda. Ma questa storia ci mette davanti a uno specchio opaco. Siamo maestri nel celebrare la vita sotto i riflettori, e altrettanto abili a seppellire nel silenzio ciò che diventa scomodo o doloroso da raccontare. Così, se la nascita dei gemelli ha conquistato le prime pagine, l’ultimo respiro di chi li ha messi al mondo è scivolato via nell’ombra, quasi fosse un dettaglio trascurabile.
Una gravidanza gemellare, per un cavallo, è un azzardo della natura, un cammino sospeso su un filo sottilissimo. Non conosco le ragioni di una scelta che non andava fatta e non siedo qui sulla sedia del giudice. Ma rivendico il dovere morale di ricordare che dietro la patina dorata di quel “miracolo” c’è il prezzo di una vita spezzata.
Bogotà non era l’attrazione di un giorno, né l’inquadratura perfetta per una fotografia da scorrere sullo schermo. Era carne, sangue, istinto. Una madre che si è consumata per dare la luce. Non merita l’oblio. A Cosimo e Jole auguro una vita lunga e serena. Ma la loro stessa esistenza sarà per sempre una storia a metà, se non avremo il coraggio e la dignità di ricordare il sacrificio di chi, per farli nascere, ha dovuto morire».
