Crac Banca Etruria, ribaltone in Appello: condannati Rosi e Baiocchi dopo le assoluzioni di primo grado

Due anni di reclusione all’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, condannato per bancarotta fraudolenta in relazione alla liquidazione da 400 mila euro dell’ex direttore generale Luca Bronchi, ritenuta indebita dai giudici.
Tre anni e sei mesi la pena inflitta a Federico Baiocchi Di Silvestri. Ridotta invece la condanna per l’imprenditore Rigotti, che passa da sei anni a cinque anni e due mesi.

È quanto deciso dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha parzialmente ribaltato la sentenza del Tribunale di Arezzo. Rosi e Baiocchi Di Silvestri, assolti in primo grado, sono stati condannati in appello.

Confermate le assoluzioni per tutti gli altri imputati, tra cui Franco Arrigucci, Mario Badiali, Laura Del Tongo, Giorgio Guerrini e Giovanni Inghirami. I giudici hanno ritenuto sussistente solo il reato di bancarotta fraudolenta, dichiarando invece prescritti quelli di bancarotta semplice contestati dalla Procura di Arezzo.

I condannati dovranno sostenere le spese processuali e risarcire le parti civili. Soddisfazione è stata espressa dai legali dei risparmiatori, coinvolti nel dissesto dopo aver sottoscritto obbligazioni poi azzerate. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Il crac di Banca Etruria

Il crac di Banca Etruria si consumò con la liquidazione coatta amministrativa del 22 novembre 2015, seguita dalla dichiarazione di insolvenza nel febbraio 2016.
Il processo di primo grado, avviato nel settembre 2019, ha visto imputati oltre venti tra amministratori e imprenditori.

Il Tribunale di Arezzo ha ricostruito le principali operazioni che portarono al dissesto dell’istituto: dall’investimento nello yacht di lusso mai entrato in funzione, alla pratica Isoldi, fino ai maxi affidamenti per Villa San Carlo Borromeo e per l’outlet di Pescara, oltre a finanziamenti concessi a società non ancora costituite.

Secondo la Procura, si sarebbe trattato di operazioni ad alto rischio per un valore complessivo di almeno 200 milioni di euro, che avrebbero contribuito a svuotare le casse della banca. In aula, il liquidatore Giuseppe Santoni parlò di una “banca usata come un bancomat”.