È morto Robert Redford: il ricordo indelebile di Cortona, dove fu amore a prima vista

 

Con la scomparsa di Robert Redford, Hollywood perde una delle sue icone più grandi, ma Cortona saluta un ospite d’eccezione che in un’estate di quasi vent’anni fa seppe lasciare un segno profondo. L’attore, regista e fondatore del Sundance Film Festival si è spento nella notte all’età di 89 anni, nella sua casa di Provo, nello Utah. A darne notizia il New York Times, attraverso Cindi Berger, CEO dello studio di pubblicità Rogers & Cowan PMK. Secondo le prime informazioni, Redford è morto nel sonno.

Il suo legame con la Toscana – e in particolare con Cortona – risale al 2008, quando fu ospite d’onore del Tuscan Sun Festival. Una visita che per molti cortonesi si è trasformata in un ricordo indelebile, fatto di semplicità, cultura e grande umanità.

“Cortona è una città bella e silenziosa, proprio da viverci”, disse Redford in quell’occasione. Le strade acciottolate, i panorami mozzafiato e l’atmosfera autentica gli ricordarono il periodo giovanile trascorso a Firenze, dove aveva studiato arte.

Una visita speciale, tra poesia, folla e cinema

In quell’agosto afoso, Redford arrivò con la moglie, entrambi vestiti di bianco, accolti da una folla entusiasta in via Guelfa. Si recò poi al centro di Sant’Agostino, dove si svolgeva l’evento, circondato da un discreto cordone di Carabinieri che lo accompagnarono con rispetto e attenzione.

Accolto dall’allora sindaco Andrea Vignini e da Barrett Wissman, patron del festival, Redford si mostrò pacato, disponibile e curioso. L’apice della visita fu una serata al Teatro Signorelli, durante la quale l’attore – in un evento a metà tra italiano e inglese, accompagnato al pianoforte dal maestro Nicola Luisotti – lesse alcune poesie di Robert Frost. Un’esperienza inedita anche per lui, che a 70 anni confessò di non aver mai fatto nulla di simile prima.

“Fu una serata unica, tra poesia e musica, che ancora oggi molti cortonesi ricordano con emozione” – racconta chi c’era.

Un legame che poteva diventare qualcosa di più

Pochi sanno che Redford, durante quei giorni di soggiorno in un agriturismo a Tecognano, valutò la possibilità di portare una sezione del Sundance Film Festival proprio a Cortona. Un’idea che nacque dall’entusiasmo per la città e per il clima culturale che respirò in quei giorni.

“Cortona è una terra schietta, che non fa compromessi, e la schiettezza è la base del cinema che anima il mio festival”, disse. Parole che lasciarono il segno e che oggi suonano come una sorta di testamento artistico.

Una stella tra la gente

Redford non si comportò da star, ma da uomo semplice. Nei giorni successivi, fu visto più volte passeggiare al Parterre, leggere il giornale seduto su una panchina, scambiare sorrisi con chi lo riconosceva. In città si parlava di lui con affetto, come si fa con qualcuno che, per un attimo, ha fatto parte della comunità.

“Un uomo semplice, discreto, appassionato. Non cercava il palcoscenico, ma la verità delle cose” – ha ricordato l’ex sindaco Vignini.

Anche Silvio Muccino e Jovanotti, presenti a Cortona in quei giorni, vollero partecipare all’evento al Teatro. Un momento di cultura, arte e bellezza che oggi, alla notizia della sua scomparsa, torna a risplendere nella memoria collettiva.

Addio a un gigante del cinema

Robert Redford lascia un’eredità enorme: film indimenticabili come La mia Africa, Come eravamo, Proposta indecente, e il suo impegno instancabile a favore del cinema indipendente con la creazione del Sundance Institute nel 1981.

Ma per Cortona, resterà soprattutto quell’uomo che in un pomeriggio d’estate si innamorò della città, della sua gente, della sua anima. Un amore corrisposto, che oggi si trasforma in un saluto commosso.