Sarà processato con rito abbreviato l’uomo accusato di tentato omicidio nell’ambito del cosiddetto “giallo di Ferragosto”, quando, lo scorso 15 agosto 2024, un operaio 29enne pachistano, Muhammad N., fu trovato agonizzante all’interno dell’officina dove lavorava a Monte San Savino, dopo aver ingerito un liquido velenoso rivelatosi poi acido muriatico.
L’indagine, partita da quello che inizialmente sembrava un tragico incidente sul lavoro, ha rivelato invece un inquietante retroscena: l’uomo sarebbe stato indotto ad ingerire la sostanza tossica a seguito di un’aggressione. L’udienza preliminare, davanti alla giudice Giulia Soldini, si è conclusa oggi con il rinvio a giudizio dell’imputato, un connazionale della vittima. La difesa ha scelto il rito abbreviato, evitando così il dibattimento in aula e ottenendo, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.
La ricostruzione dei fatti
All’inizio, il caso era stato catalogato come un incidente sul lavoro. Il giovane operaio, in quella torrida giornata di metà agosto, era stato soccorso in officina dopo aver ingerito una sostanza chimica, inizialmente ritenuta un comune detergente per auto. La prima ipotesi era che, confondendolo con dell’acqua a causa del caldo, lo avesse bevuto per sbaglio. Le condizioni del 29enne erano apparse subito disperate: trasportato d’urgenza all’ospedale San Donato di Arezzo, aveva subito una lavanda gastrica e poi era stato trasferito all’ospedale Cisanello di Pisa, dove è rimasto in coma per un mese.
Gli inquirenti poi, coordinati dalla procura, hanno scavato più a fondo e scoperto che probabilmente era stato indotto a bere la sostanza a seguito di un’aggressione. Risaliti all’entità del potenziale aggressore, hanno ricostruito che il rapporto tra i due. Pare addirittura che fossero amici e che, insieme, volessero aprire un’autolavaggio. Una questione di soldi sfociata in un litigio violento proprio all’interno del posto di lavoro dell’aggredito. La corsa in ospedale, e poi la querela, sostenuto dall’avvocato Marco Gnalducci, assistito dai colleghi Bernardo Viciani e Riccardo Capezzuoli. E ora, a breve, l’avvio del processo.
