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Fitness, lezioni di musica, scuola e metalmeccanica in smart working. Soluzioni alternative ai tempi della pandemia da Covid19

Con il dispiegarsi dell’emergenza pandemica, sotto l’egida dei palazzi romani, il famigerato smart working si è imposto nella nostra quotidianità per tutelare la salute dei lavoratori. Ma questa nuova modalità pare ben lungi da essere il valhalla per i vari problemi tecnici, l’evidente difetto di empatia, il rischio di alienazione e tanto altro. Ma vediamo cosa se ne pensa in Valdichiana. 

Tra le più discusse cavie della modalità telematica non possiamo che citare la scuola, la prima a esser stata chiusa e l’ultima a dover riaprire. Claudia Tiezzi, professoressa al Giovanni da Castiglioni, non si aspettava certamente una siffatta didattica, in un lavoro fatto di contatto e relazioni ma costretto a cambiar radicalmente fisionomia, «è vero, non si hanno le interruzioni che si avevano in classe, ma non si ha nemmeno la certezza di essere ascoltati, la partecipazione è ostracizzato dai tanti aspetti tecnici». I voti paiono più alti e il programma è stato svolto per intero ma non dobbiamo intendere la scuola come un’impresa «i ragazzi sono in difficoltà, isolati e tristi, le fragilità e la solitudine sono emerse. Fare scuola non è parlare ad un computer».

Anche l’attività fisica, che fu l’unico spiraglio per poter evadere dalle quattro mura domestiche, ha trovato una sua declinazione via rete. Adele Maccarone è istruttrice di fitness e, trainata dal legame con alcuni clienti, ha deciso di buttarsi, ma i paletti sono tanti: «le attività non sono così accattivanti come starsene all’aperto; e, specie i meno esperti, non riescono a seguire via video». Un’alternativa quindi densa di insidie «devo essere costantemente vigile affinché gli esercizi vengano svolti in maniera corretta altrimenti, anziché dei benefici, si avrebbero dei disagi; infatti seppur in molti prediligano seguire dei tutorial su internet è bene sapere che non tutti gli esercizi sono adatti a chiunque». Ma ci sono anche note positive «ho potuto seguire con più premura i miei figli e collegarmi con più facilità alle masterclass che spesso erano fuori regione».

Il lavoro agile è sbarcato anche alla Menci, uno dei fiori all’occhiello del nostro territorio. Come ci racconta Massimo Menci, direttore generale, «nella nostra azienda lo smart working è nato con l’esigenza di effettuare un’alternanza negli uffici, che non potevano più avere l’ordinaria capienza». Nella fase di avvio i disagi non sono mancati, specie quelli relativi ai mezzi informatici ma, tirando le somme, perdite di produttività non ci sono state. L’azienda al fine di raccogliere le impressioni dei propri impiegati, e migliorare dove possibile, ha somministrato loro un questionario riguardo questa nuova esperienza «da una parte abbiamo potuto constatare il peso della perdita delle interazioni sociali nel luogo di lavoro ma, d’altra parte, vi sono state meno criticità per chi viene in struttura da fuori visto che ha potuto ridurre i tempi e i costi degli spostamenti». 

 

Ma, udite udite, si può fare anche lezioni di musica da remoto. Ce ne parla Andrea Cetica, insegnante di batteria e percussioni classiche al musicale di Arezzo, «sin dall’inizio ho cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno: chissà che non sia la traiettoria del futuro». Ma non tutto è stato rose e fiori posto che, certi aspetti come la dinamica a livello musicale oppure la visione globale dell’alunno, non possono essere riprodotti. Per di più, chi è alle prime armi le criticità sono numerose «questa modalità 2.0 è idonea ad un pubblico che già ha confidenza con la musica; per i neofiti la questione cambia radicalmente c’è difficoltà a recepire i dettami di chi è dall’altra parte dello schermo». Infine, il prof non ha dubbi «mi manca l’enfasi di guardarsi negli occhi e capire, da uno sguardo d’intesa, che si sta condividendo un momento e una sensazione comune». 

Luca Amodio

Foto di Giulia Barneschi: Nella immagine di copertina Andrea Cetica, insegnante di batteria e percussioni al Liceo Musicale di Arezzo. Sotto, Claudia Tiezzi insegnante al Liceo Da Castiglione dove lavora in didattica digitale integrata. Nelle tre miniature Adele Maccarone mentre effettua una lezione di fitness da remoto.  Due foto degli uffici «smart» della Menci spa, nella seconda il direttore Massimo Menci.

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